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DESCRIZIONE: Nel territorio di Ceglie, come in quello di tutti i comuni della Murgia di sud - est, esiste uno strettissimo rapporto tra l'attività agro - pastorale e la vegetazione spontanea presente. 
La presenza del bosco, della macchia e delle steppe si riscontrano ancora oggi soprattutto intorno alle grandi masserie, perché strettamente connessi con l'attività zootecnica delle stesse. Anche dove il bosco è oggi scomparso, la presenza di querce isolate di grandi dimensione, i cosiddetti patriarchi verdi, testimonia l'antica presenza del bosco e struttura fortemente il paesaggio agricolo. 
La vegetazione naturale trova inoltre un habitat "protetto" in corrispondenza degli accumuli di pietrame che i contadini negli anni hanno disseminato su tutto il territorio: parieti e parietoni, terrazzamenti, specchie, spesso oggi in stato di abbandono, diventano terreno di colonizzazione privilegiata per molte essenze spontanee; esse creano un sistema di "boschi diffusi" lineari che caratterizzano fortemente il paesaggio, e preservano la biodiversità del territorio. Questi microambienti naturali acquistano tanta più importanza in considerazione dell'elevata antropizzazione di questo territorio. 


LE MASSERIE: La tipologia delle masserie di cui è innervato il territorio di Brindisi è sicuramente molto articolata. Ne è conferma la presenza di differenti gruppi morfologici, che vanno dalle masserie con coperture a terrazza alle masserie con coperture a pignon, dalle masserie miste a pignon e trulli alle masserie a trullo. Si tratta di strutture architettoniche costruite in pietra calcarea o tufo. Nella maggior parte dei casi, erano recintate da muri "a secco" o "a crudo", così definiti perché innalzati utilizzando il calcare compatto offerto dalle colline, senza malta (e quindi senza acqua). "Lu jazzu", ossia il rifugio per gli animali di piccole dimensioni (pecore, capre, maiali), costituiva il fulcro dell'economia masserizia, in quanto una parte rilevante degli introiti proveniva dall'allevamento e dalle attività connesse.


LE SPECCHIE: All'età messapica va riferito l'interessantissimo sistema di specchie e paretoni che caratterizza in maniera peculiare il territorio di Ceglie Messapica. Il Galateo le considerò monumenti funerari, il Marciano nell'800 parlava di "vedette militari"; nel 1937 il Drago escludeva l'ipotesi della presenza di una camera sepolcrale e optava per la funzione di avvistamento e di difesa; il Teofilato non escluse la coesistenza di più funzioni e per la prima volta intuì la stretta relazione esistente tra le specchie e i "paretoni", che seguono per diversi chilometri l'allineamento delle specchie; si deve al Neglia, negli anni '70, uno studio sistematico, su basi topografiche, del fenomeno delle specchie nell'intero Salento.

LE GROTTE: Le grotte di Montevicoli sono state definite un vero e proprio salotto in fatto di speleologia, la parte visitabile comprende una grande sala ricca di stalattiti e stalagmiti e colonnati di dimensioni anche notevoli che sembrano reggere una volta tappezzata di concrezioni cristalline con drappeggi calcitici di colore alabastrino-latteo. Nella magica atmosfera delle Grotte di Montevicoli, durante il periodo natalizio, viene allestito un originale presepe.

 

 

 
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